11 - V° B L.S. "G.GALILEI" TREBISACCE (CATEGORIA SAGGIO)

“Traccia mnestica della legalità attraverso la trilogia: uguaglianza, diritto, educazione.”

«Non c'è chi non veda  l'urgenza di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì: urge un recupero di legalità» .  Con queste parole si esprimeva nella sua visita a Napoli nel 1990 Giovanni Paolo II, rilevando e denunciando, con la veemenza integerrima di un pontefice protagonista della storia del Novecento, la grave crisi di legalità che attanagliava il nostro Paese. Sono trascorsi più di vent’anni ma la crisi di legalità ha continuato a caratterizzare il nostro Paese, deteriorando il tessuto sociale e costituendo un costante e spesso sottaciuto attentato allo Stato ed alle sue istituzioni sociali. Il cancro della mafia, negli anni, si è diffuso a macchia di leopardo, ramificando le sue metastasi criminose in tutti i settori produttivi e rappresentativi della nazione e rendendone  particolarmente difficoltoso il contrasto. Nel corso degli anni, purtroppo, anche una impotente e roboante retorica da salotto ha accompagnato la parola legalità e sicuramente ha costituito anch’essa un ostacolo teorico all’affermazione della stessa. Analizzare, dunque, la parola legalità in modo totalmente scevro da qualsivoglia retorica di sorta significa giungere al vulnus principale della nostra argomentazione per comprendere il triplice rapporto che sta alla sua base: uguaglianza, diritto ed educazione.

Uguaglianza, diritto ed educazione come generatori di legalità
Legalità in sé è una parola vuota, se sprovvista del substrato valoriale costituito da uguaglianza, diritto ed educazione, capace di renderla il valore dei valori nonché il paradigma sociale la cui declinazione futura è doverosa per la pratica di un’etica pubblica finalmente libera dall’orribile giogo mafioso. Senza l’uguaglianza, difatti, si inaspriscono le tensioni e si accentuano le divisioni all’interno della società. La legge deve, o meglio dovrebbe, fondarsi sull’uguaglianza e non viceversa affinché la legge stessa venga considerata da ogni cittadino alla stregua della voce della propria coscienza.  Un “diritto giusto”, potremmo forse impropriamente asserire a livello giuridico, ovvero un diritto che si erga a stendardo del primato della giustizia sugli innumerevoli soprusi consumatisi nel tempo. L’uguaglianza è alla base di una società in cui la forza bruta sia ripudiata ed il processo di interiorizzazione delle norme sia perfettamente compiuto per far sì che ognuno senta la legalità e le norme del diritto positivo come qualcosa di giusto, quale patrocinio egualitario per la vita di ognuno e soprattutto come rispondente al concetto (quasi sacrale laicamente parlando) di giustizia (l’antica “Dikè” greca). Il pensiero corre, naturalmente, alla figura straordinaria e illuminante di Don Lorenzo Milani, sicuramente un educatore, un pensatore ed un uomo di giustizia, il quale non a torto a tal proposito sosteneva: «Non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che dovranno tenere in tale onore le leggi da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate». L’opera di Don Lorenzo Milani con la sua celebre scuola di Barbiana, sulla quale non ci soffermeremo in questa trattazione, è però certamente una testimonianza viva di come l’educazione sia il mezzo più nobile e formativo per rendere la legalità non solo un egregio orpello retorico bensì una pratica di vita quotidiana e collettiva.  La legalità non bisogna presentarla come un qualcosa che proviene dall’alto, come un insieme di regole, prescrizioni e/o divieti altrimenti si rischia di mancare l’incontro con i giovani e di far credere loro che essa sia qualcosa di estraneo alle loro vite e non invece di un modus vivendi alla base di ogni forma di convivenza civile. Se la legalità è un modus vivendi, l’unico destino degno di speranza per la nostra società, e di questo ne siamo certi, allora dobbiamo altresì essere certi che la legalità vada edificata per poter essere messa in pratica e che per costruirla occorra, anzitutto, operare sul tessuto sociale per farne terreno fertile di costruzione. La legalità, difatti, necessita di una società istruita, accogliente, eterogenea, coraggiosa, viva e composta da uomini e donne capaci di vedere nell’altro una potenziale risorsa e non un nemico da ostacolare e nascondere dietro un ipotetico muro di esclusione.  Una società pronta alla pratica della legalità è una società in cui diritti e doveri siano condivisi ed in cui chi ha il compito di condurre le istituzioni democratiche assolva al proprio ruolo di condurre, etimologicamente dal latino “ex-ducere”, quindi di portare fuori l’individuo dal proprio guscio di istinti ed individualismo per consentire ad egli di dare il meglio della propria diversità per e nella società.  Educare fa rima con legalità proprio perché quest’ultima non è necessariamente intesa e compresa nel concetto di sicurezza ed anche perché essa non è uno strumento di potere ma una forma di cura verso la collettività ed i suoi desiderata.  L’educazione alla legalità è, a ragion veduta, un atto di pluralità e non di individualismo. 

La scuola è l’arma più potente contro le mafie
La mafia teme l’istruzione e ancor di più teme la scuola. Perché la scuola è comunità viva di educazione e di relazione, un esercito armato di libri e di valori che si fanno fiamma ardente di volontà e onestà. La scuola, quando senza tentennamenti rifugge dal nozionismo puro e diviene valvola pulsante all’interno di una società libera da oppressioni criminali, assurge ad unico ed inconfutabile strumento per un presente e d un futuro in cui non trovino più spazio le parole omertà, silenzio, connivenza e malversazione. Il ruolo educativo e sociale delle comunità scolastiche è stato riconosciuto anche da autorevoli ed illustri magistrati sin dal 1988, gli anni del famoso pool antimafia, come ad esempio Nino Caponnetto il quale così si esprimeva «La mafia teme più la scuola della giustizia. L'istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa».

Quo vadis Calabria? Una regione desiderosa di legalità.
Tra tutte  la Calabria è la regione che più delle altre, verosimilmente, necessita di un grande cambiamento e, soprattutto, di una vera e propria rivoluzione di legalità. Una regione oppressa dalla criminalità organizzata, la famigerata ‘Ndrangheta, che nel tempo ha abbandonato coppola e lupara e si è appropinquata a conquistare illecitamente il business internazionale, piegando col denaro e col sangue parte delle istituzioni conniventi, del mondo dell’impresa e del mercato finanziario. La nostra è una regione che  annaspa in una palude di illegalità diffusa, radicatasi anche a causa di una mancata rivoluzione culturale e di una mai nata ribellione positiva di tutte le coscienze.                                          Un moto di ribellione la Calabria ebbe modo di vederlo dodici anni fa, quando giovani all’epoca della nostra età, scesero in piazza e si riversarono lungo le strade mostrando all’Italia ed al mondo uno striscione bianco con su scritto “E adesso ammazzateci tutti” per rispondere con sdegno e profondissimo cordoglio alla barbara uccisione di Francesco Fortugno, avvenuta a Locri il 16 Ottobre del 2005.  L’ennesimo morto ammazzato, in una terra in cui troppi innocenti hanno dovuto soccombere sotto la mano assassina della criminalità e del malaffare, l’ennesimo innocente che però è stato ucciso perché questa bella e maledetta terra aveva provato a cambiarla. Un uomo delle istituzioni, un rappresentante politico, che non si era adeguato al “sistema” e, partendo dalla sanità, cercava di restituire legalità e dignità alla cosa pubblica. Dodici anni fa scomparve l’On. Fortugno ma se noi, studenti, sapremo raccogliere il suo impegno e fare, partendo dal nostro piccolo, della legalità il nostro distintivo primario, allora Fortugno non sarà morto invano. Fortugno vive e vivrà.                                                          

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