36 - V° D L.S.S. "F. SEVERI" SALERNO (CATEGORIA ARTICOLO)

WE HAVE A DREAM

“Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti”. Con queste parole Martin Luther King rimproverava quanti preferirono il silenzio alla lotta per la giustizia, il disimpegno alla militanza.
Le sue parole sono tristemente attuali in un contesto sociale divenuto insensibile agli illeciti e agli imbrogli, in cui anche gli onesti non protestano più. Effettivamente, la mentalità comune del nostro paese negli ultimi decenni ha sempre più considerato la legalità non come un valore, ma nel migliore dei casi come una semplice aderenza formale alle leggi, che svaluta l’importanza del contributo che il singolo può offrire nel quotidiano.
 Come sostiene l’ex magistrato Gherardo Colombo nel suo libro “Sulle regole”, nella nostra società, nella maggior parte delle attività di ogni giorno “trionfano il sotterfugio, la furbizia, la forza, la disonestà, sotto l’apparenza delle leggi uguali per tutti”. A convalidare questa visione i risultati di un test pubblicato sul web dall’associazione contro la corruzione “Trasparency” e somministrato dalla nostra classe ad un campione di circa cento  studenti del nostro Liceo di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Dall’indagine, finalizzata a calcolare il livello di integrità morale medio degli adolescenti, è emerso che quasi il 60% dei partecipanti rientra nella fascia medio-bassa e solo il 9% risulta avere un comportamento totalmente morale. Eppure, si tratta di un’indagine svolta su un campione appartenente ad un livello socio-economico medio-alto. Questo dimostra quanto il significato di legalità si sia oggi alterato e svuotato, provocando effetti devastanti. Azioni che dovrebbero essere evitate o condannate, in quanto illegali, sono all’ordine del giorno, considerate normali o addirittura convenienti.
È ormai ordinario per molti cercare di raggiungere i propri obbiettivi o aspirazioni personali, sfruttando amicizie e contatti, o viceversa agevolare un amico o un parente, ad esempio alterando gli esiti di una competizione sportiva, di un compito in classe, di una gara d’appalto, di un’elezione politica, ecc. Anche gesti compiuti nel quotidiano, come salire sul pullman senza obliterare il biglietto, o parcheggiare nei posti riservati ai diversamente abili, non indignano più nessuno.
  Non è giusto chiudere gli occhi dinanzi a questa mentalità diffusa assuefatta all’illegalità. Dobbiamo superare la comoda legge del “così fan tutti” e impegnarci al rispetto della legge “uguale per tutti”.  Legalità è denunciare coloro che commettono atti illeciti piccoli o grandi, non aver paura di contrastare la mentalità comune, non delegare alle istituzioni responsabilità di scelte e atti quotidiani, credere nella lealtà, nella solidarietà, nell’onestà, nel rispetto dell’altro, nel senso del dovere come criteri del nostro agire.
È importante che i giovani comprendano l’impegno alla legalità e lo assumano come costume di vita a tempo indeterminato. E invece sono sempre più gli italiani che, anziché assumersi le proprie responsabilità, sono avvezzi a delegare. Si tratta di un comportamento irresponsabile e inaccettabile, che va estirpato come l’erba cattiva. Iniziative e campagne di prevenzione promosse dalle scuole italiane, che educhino e sensibilizzino i bambini sin dalla più tenera età, sono auspicabili per affrontare nel modo più efficace la questione. Bisogna però adattarsi alle nuove generazioni con un approccio che risulti accattivante, stimolante e coinvolgente, evitando retorica e pietismi. Il fine è quello di formare nuove menti, forti e convinte, capaci di pensare e di discernere il giusto dall’ingiusto. Attività ludiche, come tornei di “carte legali” (gioco ideato da Trasparency) o di altri giochi di ruolo e di società similari, manifestazioni e feste a tema, concorsi di idee, allestimenti di mostre, realizzazioni di filmati che esaltino gli eroi della giustizia, rappresentazioni teatrali, sono soltanto alcuni esempi di quanto è possibile organizzare nelle scuole e non solo.
Tuttavia, se rinnovare e migliorare l’azione educativa da parte dello stato e delle istituzioni sono atti necessari, altrettanto importante è il ruolo delle famiglie, primi veri riferimenti delle generazioni venture. Spesso nascono proprio da lì i primi germogli di illegalità, più o meno grandi. La famiglia non solo deve impegnarsi a trasmettere il valore della legalità, ma deve anche trasmettere speranza in un futuro nel quale saranno gli onesti ad essere premiati  e, soprattutto, deve insegnare a credere nella speranza. In questo senso, esemplari sono quelle famiglie che, nonostante abbiano subito i soprusi della malavita, non hanno perso il coraggio e la forza di combattere. Insomma, anche i genitori (e in generale gli adulti) vanno educati, o meglio, in molti casi, rieducati.
  Tutti sono fondamentali per costruire una società in cui i giovani siano pronti a mettere in gioco sé stessi, prendendo esempio da grandi personalità che la storia ci offre, come Francesco Fortugno, medico e politico italiano ucciso dodici anni fa dalla ‘Ndrangheta perché non si è piegato alla “logica” della illegalità. Non farsi intimorire dalle conseguenze che l’andare contro corrente può comportare non è certo facile, ma la consapevolezza di combattere per una giusta causa deve aiutare a vincere ogni umano e comprensibile timore.
A tutte le famiglie delle vittime della malavita organizzata possiamo dedicare il verso famoso di Orazio: “Dulce et decorum est pro patria mori”. Ma la patria per cui sono morti coloro che hanno creduto nella legalità siamo noi. E siamo noi a dover accogliere con responsabilità un’eredità così preziosa: il sogno di una società giusta. “Il mondo – ha scritto Paulo Coelho - è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”.

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